Dopo oltre 15 anni di ricerca, CERAVER annuncia l’avvio dei primi test clinici

Il numero di protesi impiantate è in continua crescita. Per esempio, in Francia nel 2014, il numero di protesi totali dell’anca ha riguardato 138.582 individui con un aumento del 10% rispetto al 2009.

Una delle cause del fallimento dell’intervento di artroplastica è l’infezione. Nonostante i primi studi presentassero un tasso d’infezione di circa il 10% [1], in seguito a diverse procedure di profilassi, il tasso d’Infezione delle Protesi Totali dell’Anca è attualmente inferiore all’1%. Tale tasso varia a seconda dei servizi.

L’analisi dei registri scandinavi mostra che dal 7 all’11% delle revisioni protesiche dell’anca erano dovute a una causa infettiva [2, 3]. Uno studio recente ha anch’esso mostrato che l’ipotesi di infezione deve sempre essere verificata in caso di mobilizzazione asettica a priori, vale a dire priva di segni evidenti di infezione della protesi [4].

In Francia, le infezioni su protesi dell’anca riguardano circa 1300 pazienti all’anno. Si tratta di un’infezione grave, fonte di morbilità e talvolta fatale. Dal 10 al 15% [5] dei pazienti già trattati per un’infezione su protesi dell’anca sono recidivi. Il trattamento è medico-chirurgico e pluridisciplinare. Ciò prevede frequentemente una sostituzione degli impianti in uno o due tempi chirurgici e una terapia antibiotica prolungata, prima per via endovenosa, poi per via orale [6]. Il paziente è dunque esposto alle complicazioni legate ai diversi interventi chirurgici e agli effetti secondari degli antibiotici utilizzati con forte dosaggio e per lungo periodo. Tale presa in carico terapeutica è anche estremamente costosa per la collettività. Uno studio francese [7] ha evidenziato che il costo di una ripresa settica era 3,6 volte più elevato di quello di una protesi primaria.

La modalità di contaminazione delle protesi è sia perioperatoria che ematogena, da cui la classificazione attualmente ammessa, in 4 gruppi, secondo Tsukayama [8]:

  • L’infezione postoperatoria precoce: infezione che si verifica nel mese successivo alla posa della protesi ;
  • L’infezione cronica tardiva: d’installazione insidiosa, si manifesta ad oltre un mese dall’intervento ;
  • L’infezione acuta ematogena: d’installazione improvvisa, in un paziente fino ad allora in salute e per il quale si sospetta o conferma una batteriemia. I segni appaiono frequentemente a distanza in seguito a un intervallo libero di oltre un mese. Si tratta in generale di germi virulenti (Stafilococco aureo, Streptococchi, bacilli gram-negativi…). La ricerca di una porta d’ingresso è necessaria. L’isolamento del germe a livello della porta d’ingresso e/o nelle emocolture conferma la diagnosi
  • L’infezione misconosciuta: rilevata dalla positività dei prelievi perioperatori durante la revisione di una protesi mobilizzata considerata come asettica. La difficoltà di trattamento di queste infezioni è dovuta in gran parte al «biofilm» batterico che si forma troppo presto in seguito alla contaminazione della protesi [9]

Dall’impianto della protesi, una «course à la surface» (corsa alla superficie) si verifica nell’arco di pochi secondi tra le proteine dell’ospite coinvolte o meno nei meccanismi di adesione cellulare e batterica, le cellule e i batteri presenti sul sito operatorio [10]. Entro qualche minuto sulla superficie dell’impianto si forma una copertura proteica. La sua composizione è determinante ai fini della buona tolleranza dell’impianto da parte dell’organismo e per la relativa bio-integrazione. Se la copertura proteica è composta da proteine in conformazioni tali da favorire l’aderenza batterica all’impianto, all’origine dell’infezione si può verificare una rapida moltiplicazione batterica. I batteri sviluppano rapidamente una strategia di sopravvivenza secernendo un biofilm batterico che li protegge dalle reazioni immunitarie dell’ospite rendendoli difficilmente accessibili agli antibiotici. Al fine di prevenire il sopraggiungere di tali infezioni, è necessario quindi limitare se non addirittura impedire la formazione del biofilm batterico controllando la risposta proteica onde consentire l’osteointegrazione della protesi.

Il rivestimento ACTISURF consiste in una modifica della chimica della superficie mediante un innesto covalente di un polimero anionico: il polistirene sulfonato di sodio [poly(NaSS)]. Il procedimento di fabbricazione consta di due fasi: un’ossidazione anodica dell’impianto seguita da un innesto mediante polimerizzazione radicalica.

Tale polimero presenta un’attività anti-adesione batterica e non crea problemi all’osteointegrazione dell’impianto. Dopo oltre 30 anni di ricerche e di sviluppo, l’ANSM ha autorizzato la realizzazione di test clinici e le prime pose sono state avviate in Francia nell’aprile 2017.

Altri studi clinici complementari vengono effettuati in Germania.

 

[1] Wilson PDJ, Amstutz HC, Czerniecki A, Salvati EA, Mendes DG. (1972) Total hip replacement with fixation by acrylic cement. Journal of Bone and Joint Surgery, 54-A, 207-236.

[2] Puolakka TJ, Pajamaki KJ, Halonen PJ, et al. The Finnish Arthroplasty Register: report of the hip register. Acta Orthop Scand 2001;72:433-41.

[3] Lucht U. The Danish Hip Arthroplasty Register. Acta Orthop Scand 2000;71:433-9.

[4] Parvizi J, Suh DH, Jafari SM, Mullan A, Purtill JJ. Aseptic Loosening of Total Hip Arthroplasty: Infection Always Should be Ruled Out. Clin Orthop Relat Res. 2011 Mar 2. [Epub ahead of print]
[5] A. Lortat-Jacob, G. Nourissat, B. Heym.  Réinfection avec changement de germe après réimplantation de prothèses pour infection A propos de 13 cas. Revue de chirurgie orthopédique2003, 89, 297-303

[6] A. D. Toms, D. Davidson, B. A. Masri, C. P. Duncan. The management of peri-prosthetic infection in total joint arthroplasty. J Bone Joint Surg [Br] 2006;88-B:149-55.

[7] Klouche S, Sariali E, Mamoudy P. Total hip arthroplasty revision due to infection: a cost analysis approach. Orthop Traumatol Surg Res 2010;96:124-32.

[8] Tsukayama DT, Estrada R, Gustilo RB. Infection after total hip arthroplasty. A study of the treatment of one hundred and six infections. J Bone Joint Surg 1996;78-A:512-23.

[9] Costerton JW. Biofilm theory can guide the treatment of device-related orthopaedic infections. Clin Orthop Rel Res. 2005;437:7-11.

[10] Gristina AG, Naylor P, Myrvik Q. Infections from biomaterials and implants: a race for the surface. Med Prog Technol. 1988-1989;14(3-4):205-24

.